La "domus ecclesia"

Intonaci colorati in cui compaiono i graffiti

L'insula sacra subì importanti cambiamenti verso la fine del quarto secolo.
Innanzitutto fu fisicamente separata dal resto del villaggio attraverso la costruzione di un imponente muro di cinta di forma più o meno quadrata per un totale di 112,25 m. di lunghezza.
Lo spazio così racchiuso, comunicava con l'esterno mediante due ingressi rispettivamente presso l'angolo sud-ovest e nord-ovest del muro di cinta. Un altro muro di protezione nord-sud partiva dall'ingresso sud-ovest. La costruzione del muro di cinta, comportò la demolizione di qualche casa. Nello stesso tempo, la sala n°1 divenne il centro ed il punto focale dell'insula sacra e registrò i seguenti cambiamenti:

A) la posa di un nuovo pavimento policromo all'interno della stanza
B) la suddivisione in due parti della stanza stessa attraverso un arco mediano impostato da nord a sud
C) il rifacimento del muro nord (contrariamente agli altri muri lasciati tali e quali)
D) la costruzione di un nuovo tetto composto da calcestruzzo spesso e compatto
E) la costruzione sul lato est di un atrio con pavimento in calce bianca
F) l'aggiunta di una stanzetta all'angolo nord-est
G) l'applicazione di un nuovo intonaco sopra i muri interni e sopra il nuovo arco mediano della stanza.

È significativo come i pilastri dell'arco mediano abbiano ricevuto, con il passare del tempo, solamente due strati sovrapposti d'intonaco pitturato, mentre i vecchi muri della stanza venerata conservino tre strati successivi. Questa constatazione conduce alla conclusione che i muri della stanza n°1 avessero ricevuto almeno un intonaco prima del quarto secolo, cosa che si accorda con lo studio paleografico dei graffiti più antichi che possono risalire al terzo secolo.

Differenti colori furono adoperati per l'intonaco parietale: rosso, rosa, rosso-mattone, giallo, bruno-cupo, verde, azzurro e bianco. La decorazione geometrica consiste in pannelli rettangolari, rombi, cerchi, croci fiorite. La decorazione floreale raffigura ramoscelli, piccoli alberi, fiori, fichi e melograni. Sono escluse le rappresentazioni umane e di animali. Compaiono anche monogrammi, simboli ed iscrizioni in greco (151 esemplari), in siriaco orientale (13), in aramaico (9) ed in latino (2). Questo prezioso materiale è stato studiato e pubblicato dal padre francescano Emmanuele Testa.

Nonostante lo stato di conservazione non renda facile l'interpretazione delle iscrizioni, si possono comunque raggiungere alcune conclusioni importanti. Il carattere cristiano della domus-ecclesia è provato dalla presenza in molti graffiti, del nome e del monogramma di Gesù chiamato Signore, Cristo, l'Altissimo, Dio; da alcune espressioni liturgiche come Amen, Kyrie eleison; da un'iscrizione molto lunga in siriaco-orientale che sembra riferirsi all'Eucaristia.
La pluralità delle lingue, lascia fortemente supporre che la domus-ecclesia non fosse frequentata solamente dai fedeli locali, ma anche da pellegrini. La paleografia permette di datare i graffiti dall'inizio del terzo secolo fino all'inizio del quinto.

Questa conclusione, associata ai pavimenti della fine del primo secolo, c’induce a pensare che la trasformazione della stanza n° 1 in domus-ecclesia, sia stata opera delle prime generazioni cristiane di Cafarnao. Il culto era ovviamente incentrato sulla persona di Gesù, ma non ci stupiamo del fatto di trovare graffiti riferiti anche al nome di Pietro. Dal punto di vista strettamente archeologico, la domus-ecclesia, ingrandita e ristrutturata nel quarto secolo, rappresenta una scoperta singolare.

Può essere descritta come una struttura tripartita con atrio ad est, punto focale ad ovest e separata dal resto del villaggio attraverso un muro di cinta quadrangolare. Questi elementi fondamentali sembrano riecheggiare quello che era stato, sia pure su scala monumentale, il Tempio di Gerusalemme. Tali somiglianze concettuali non possono essere interpretate come casuali, specialmente quando si pensa che durante i primi quattro secoli vivevano a Cafarnao cristiani d'origine ebraica. La pellegrina Egeria descrive la domus-ecclesia del quarto secolo in questi termini: "In Capharnaum autem ex domo apostolorum principis ecclesia facta est, cuius parietes usque hodie ita stant, sicut fuerunt" (A Cafarnao la casa del principe degli Apostoli (cioè San Pietro) fu trasformata in chiesa. I muri (di questa casa) sono restati fino a oggi tali quali erano”). Questo brano tramandato da Pietro Diacono (1137), riveste un’importanza straordinaria: Egeria non parla d'una chiesa ordinaria, bensì di una casa cambiata in chiesa. La pellegrina sottolinea inoltre che i muri della vecchia casa erano ancora in piedi. In terzo luogo questo cambiamento della casa privata in ambiente destinato al culto è un fatto già remoto nel tempo (facta est - fu trasformata, divenne una chiesa). Infine la casa cambiata in chiesa è indicata come la casa del principe degli Apostoli, cioè di Simon Pietro.

Approfondimenti: la casa di Pietro


Approfondimenti: la chiesa ottagonale


Storia e archeologia

La "domus ecclesia"