Domus ecclesia: la sistemazione del IV secolo

Ipotesi ricostruttiva delle trasformazioni di IV secolo

Una trasformazione importante dell’intera area si verificò dopo la seconda metà del IV secolo: la sala venerata divenne il centro focale di un più vasto ed organizzato complesso sacro.

Attraverso un nuovo atrio costruito sul fianco orientale della sala e pavimentato in calce bianca i fedeli potevano accedere al luogo venerato, ripavimentato con intonaco policromo e suddiviso in due da una grande arcata mediana che sosteneva il nuovo tetto a terrazza. Una rinnovata decorazione pittorica ricoprì le pareti della sala: su uno sfondo omogeneo bianco-crema furono dipinti soggetti aniconici come pannelli geometrici, bande di colore e racemi con frutta e fiori.

I cristiani che giunsero a Cafarnao iniziarono a lasciare traccia del loro passaggio graffendo il nome o il monogramma di Gesù e alcune invocazioni liturgiche sulle pareti della sala. I pellegrini arrivavano anche da lontano: sono molti i graffiti in lingua greca ma anche in siriaco, aramaico e latino.
Tra questi pellegrini si annovera anche la famosa Egeria che attorno al 380 d.C. descrisse la stessa casa del “principe degli Apostoli” (Pietro) trasformata in chiesa.
Fatto eccezionale fu il ritrovamento dei frammenti di intonaci dipinti e graffiti all’interno della sala venerata poichè vennero riutilizzati per innalzare le quote del pavimento della successiva chiesa.

La sistemazione dell’area si concluse con la costruzione di un massiccio muro di protezione delle strutture che la isolò dal contesto cittadino e che comportò anche la demolizione di qualche vano. L’accesso a tutta l’area sacra avveniva da nord e si affacciava su una nuova arteria stradale.
Su due fianchi del nuovo atrio di accesso alla sala di preghiera si creò uno spiazzo pavimentato in terra battuta e calce, solida superficie per il traffico pedonale. Un paio di stanze addossate a settentrione della sala venerata probabilmente servivano a contenere accessori liturgici e le offerte dei fedeli. I reperti ritrovati nelle altre stanze dell’insula indicano il loro continuo uso di carattere abitativo.

FASE SUCCESSIVA

La domus ecclesia della fine del IV secolo: gli scavi

  • Nella nuova sistemazione la stanza venne ampliata e divisa da un arco mediano che sosteneva il tetto.
  • Resti dei pilastri interno della Domus Ecclesia di IV sec. I pilastri sostenevano un arcone centrale alla stanza e mostrano ancora i resti dell’intonaco che li ricopriva.
  • Durante gli scavi sono stati raccolti molti frammenti di intonaco delle pareti della domus eccelsia di IV secolo.
  • Gli intonaci che ricoprivano le pareti della Domus ecclesia sono stati ritrovati negli strati al di sotto del pavimento della Chiesa ottagonale.
  • Numerosi intonaci ritrovati conservano i graffiti lasciati dai pellegrini: si tratta di invocazioni in lingua greca, siriaca, aramaica e latina.
  • Spigolo interno sud-ovest della Domus Ecclesia di IV secolo con resti dell'intonaco dipinto ancora in situ.
  • Una fascia dipinta di rosso, in parte ancora conservata in sito, forma lo zoccolo delle pareti.
  • Frammenti di intonaco. Secondo gli studi di p.Testa una
  • Per migliorare l'accesso pedonale alla domus ecclesia, il pavimento esterno, lungo i due fianchi, venne pavimentato in terra battuta e calce.

Ipotesi ricostruttiva della domus ecclesia della fine del IV secolo

  • Cortile di nord. I tetti a terrazza erano raggiungibili da scale. Realizzati in terra battuta necessitavano di continue manutenzioni.
  • Dal cortile sud si apriva un secondo accesso alla domus ecclesia.
  • Il ritrovamento di ceramica comune nelle verie stanze del complesso fanno ritenere che nell'insula continui l'uso abitativo parallelamente a quello sacro.
  • Nella nuova sistemazione la stanza venne ampliata e divisa da un arco mediano che sosteneva il tetto. Una
  • Numerosi intonaci ritrovati conservano i graffiti lasciati dai pellegrini: si tratta di invocazioni in lingua greca, siriaca, aramaica e latina.